Pagina pubblicata in data
25 marzio 2022
Aggiornata il 25 marzo 2025
Viaggio di gruppo in Cina 2025 dal 17 agosto al 30 agosto clicca qui.
Acquista il libro dedicato al senso sulla pratica del Taiji Quan Una tamerice in attesa della sua primavera.
Scarica il nuovo numero di Spiralis Mirabilis, la rivista 100% gratuita dedicata al Taiji Quan ed al Qi Gong clicca qui.
Il 25 marzo è la Giornata nazionale dedicata a Dante Alighieri, il Dantedì. La giornata è stata istituita nel 2020 dal Consiglio dei ministri su proposta dell'allora ministro della cultura Dario Franceschini, stimolato dalla "campagna" spontanea nata sulle pagine del Corriere della Sera in un editoriale del giornalista e scrittore Paolo Di Stefano.
Perché è stata scelta la data del 25 marzo, visto che nacque a Firenze fra il 14 maggio e il 13 giugno 1265 e morì a Ravenna nella notte tra il 13 e il 14 settembre 1321?
Il 25 marzo è la data che gli studiosi del sommo poeta identificano come quella in cui ebbe inizio il suo viaggio nell'aldilà "raccontato" nella Divina Commedia.
Lo scopo della giornata è quella di celebrare in Italia e nel mondo il genio di Dante.
Perché dedicare un articolo a Dante Alighieri sulle pagine di un sito web dedicato alla cultura tradizionale cinese e alle arti marziali tradizionali cinesi?
I motivi sono due. Il primo è legato al nome stesso che ho scelto per la rivista: Spiralis Mirabilis.
Un nome latino, non cinese. Questo perché una persona che non è nata in Cina e non ci ha vissuto a lungo, per quanto può studiarne la cultura, parlarne la lingua, mangiarne i piatti tradizionali, non potrà mai comprenderla in modo totale. Questo perché tutto questo sarà filtrato attraverso gli occhi di una persona occidentale.
Vivo con la cultura cinese in casa. Ho sposato una straordinaria persona di Pechino e la sua altrettanto straordinaria famiglia oggi vive a poche decine di metri da casa mia. Questo mi consente di addentrarmi sempre più nella comprensione della cultura cinese e mi consente di prendere consapevolezza, che, per quanto posso comprenderla, il mio essere occidentale influenzerà sempre la comprensione del "Paese di Mezzo".
Il secondo motivo è una suggestione che ha portato alla stesura di questo articolo.
Il viaggio compiuto da Dante nella Divina Commedia è una potente metafora della vita umana, che rappresenta un percorso di crescita spirituale e di ricerca della verità. Questo viaggio attraverso l'Inferno, il Purgatorio e il Paradiso simboleggia il cammino dell'uomo verso la salvezza, superando le difficoltà e i peccati che ostacolano il raggiungimento della "perfezione".
La pratica di un'arte marziale tradizionale come il 太極拳 tàijí quán, come ho scritto in queste pagine più volte e in particolare nel mio libro "Una tamerice in attesa della sua primavera", offre non solo la possibilità di lavorare sul piano fisico, inteso come movimento corporeo, ma di coltivare tutti e cinque i piani dell'esistenza umana (piano fisico, piano emotivo, piano psicologico, piano intellettuale e piano spirituale).
Nell'articolo "Giuseppe Paterniti – L'alchimia del Taiji" emerge il forte collegamento che il maestro Paterniti percepisce fra l'arte del Taiji Quan e l'alchimia. Alchimia intesa come scienza interiore. Grazie alla pratica alchemica si è in grado di far emergere la propria vera identità, la propria vera natura, che coincide con il Sé universale e impersonale.
Ecco la suggestione: il viaggio compiuto da Dante può essere visto come il viaggio che l'artista marziale compie nel suo percorso di studio e di pratica di crescita interiore e spirituale.
Nel caso specifico del Taiji Quan, l'artista marziale può scegliere di intraprendere, grazie alla pratica, un percorso che gli consenta di tornare in comunione con il 道 dào.
Nel nono canto dell'Inferno Dante invita la persona che legge ad andare oltre la superficie. Scrive:
"O voi ch'avete li 'ntelletti sani, mirate la dottrina che s'asconde sotto 'l velame de li versi strani" (vv. 61-63).
Un invito a cercare il significato nascosto nei versi, sottolineando l'importanza dell'intelletto e della riflessione spirituale. È un invito a guardare oltre la superficie del testo per scoprire verità più profonde.
Il medesimo invito che gli insegnanti rivolgono ai propri allievi e alle proprie allieve. Andare oltre al mero gesto "estetico". Ascoltare il proprio corpo e andare a fondo nel comprendere come il corpo deve muoversi.
Questo lavoro di ascolto del proprio corpo stimola l'artista marziale a un'introspezione del proprio sé.
Nel XXVI canto dell'Inferno Dante sottolinea la natura di noi esseri umani:
"Fatti non foste a viver come bruti ma per seguir virtute e canoscenza" (vv. 119-120).
Questo verso è stato lo spunto di riflessione che mi ha portato a percepire l'arte come la risposta immunitaria dell'umanità alla durezza della vita.
Il parallelismo con le arti marziali ancora una volta è possibile. L'artista marziale, potenzialmente (non è automatico), intraprende un percorso che porta alla conoscenza del proprio sé che ha come conseguenza una crescita interiore che porta ad allontanarsi da tutto ciò che descrivono le parole "viver come bruti".
La Divina Commedia è un testo denso, pieno di stimoli di riflessione, il testo è immaginifico, si trasforma continuamente in immagini vive, colorate e forti. Come nei seguenti versi del XXII canto del Purgatorio:
"Facesti come quei che va di notte, che porta il lume dietro e sé non giova, ma dopo sé fa le persone dotte" (vv. 67-69).
Quando Dante e Virgilio incontrano Stazio e quest'ultimo riconosce Virgilio, lo ringrazia per averlo "salvato". L'opera di Virgilio gli ha, infatti, fatto trovare la fede.
L'opera di Virgilio, pagano, ha permesso a Stazio di trovare la fede, ma non è stata "sufficiente" a salvare Virgilio stesso.
Come il servo che, di notte, illumina la strada al "padrone", che lo segue, portando il lume su una spalla.
Da questi versi si potrebbe prendere spunto per riflettere sul ruolo dell'insegnante nei confronti degli allievi e delle allieve. La suggestione su cui mi voglio però soffermare è il ruolo che lo studio e la pratica delle arti marziali può svolgere nell'illuminare il percorso di vita dell'artista marziale.
Per me, ad sempio, lo studio e la pratica del Taiji Quan si sono rivelati un'occasione, una possibilità, di connettersi al Dao. Faccio una precisazione, non sono ancora riuscito a concludere questa ricerca, ma per quel che mi riguarda sento di essere sulla strada a me riservata per entrare in connessione e armonia con il "mondo naturale".
Tant'è che è lo stesso Dante alla fine del viaggio a sottolineare l'incapacità del pensiero umano di comprendere il mistero dell'universo:
"A l'alta fantasia qui mancò possa; ma già volgeva il mio disio e 'l velle, sì come rota ch'igualmente è mossa, l'amor che move il sole e l'altre stelle".
Dante è ormai giunto in Paradiso, che si rivela essere un "luogo" luminoso, pacifico, in cui l'amore illumina ogni cosa.
Il poeta si trova ora nell'Empireo: è qui che si trova Dio nella sua essenza, insieme agli angeli e ai beati. Impossibile per Dante comprendere la Volontà Divina e il disegno dell'Altissimo, che pure il poeta ha occasione di vedere al culmine del suo viaggio.
Tutto ciò che è divino, per definizione non è umano e l'anima di Dante trova beatitudine e armonia nella perfezione divina, rinunciando alla comprensione di qualcosa ben oltre i limiti della sua ragione.
Dante si riconosce "nella solitudine infinita del solo Dio", collocandosi nella perfezione del moto circolare divino. Con questo verso, Dante racchiude il significato dell'intera opera di Dio, dell'universo: l'amore è il meccanismo del mondo e di tutta la vita.
Dante comprende che l'amore, motore di tutte le cose, sta ormai muovendo anche il suo desiderio e la sua volontà. Si tratta di un'esperienza di totale comunione, di immedesimazione totale con la Verità, con la Bellezza, con la consapevolezza che Dio è amore e l'amore è la chiave di tutto il mistero della vita e dell'universo.
Così la persona che pratica e che attraverso questa riesce a entrare in comunione con il Dao percepisce di essere in perfetta armonia con il mondo e più in generale con il cosmo.
Buon dantedì e buona pratica a tutti e a tutte.
Pratica la tua conoscenza.
實踐真知
shíjiàn zhēnzhī
Francesco Russo
NOTE SULLA TRASCRIZIONE FONETICA
Le parole in lingua cinese quando appaiono per la prima volta sono riportate in cinese tradizionale con la traslitterazione fonetica. A partire dalla seconda volta, la parola è riportata con il solo pinyin senza indicazioni degli accenti per favorire una maggiore fluidità della lettura dei testi.
BREVE PROFILO DELL'AUTORE
Francesco Russo, consulente di marketing, è specializzato in consulenze in materia di "economia della distrazione".
Nato e cresciuto a Venezia oggi vive in Riviera del Brenta. Ha praticato per molti anni kick boxing raggiungendo il grado di "cintura blu". Dopo delle brevi esperienze nel mondo del karate e del gong fu, ha iniziato a praticare Taiji Quan (太極拳tàijí quán).
Dopo alcuni anni di studio dello stile Yang (楊式yáng shì) ha scelto di studiare lo stile Chen (陳式chén shì).
Oggi studia, pratica e insegna il Taiji Quan stile Chen (陳式太極拳Chén shì tàijí quán), il Qi Gong (氣功Qì gōng) e il DaoYin (導引dǎoyǐn) nella propria scuola di arti marziali tradizionali cinesi Drago Azzurro.
Per comprendere meglio l'arte marziale del Taiji Quan (太極拳tàijí quán) si è dedicato allo studio della lingua cinese (mandarino tradizionale) e dell'arte della calligrafia.
Nel 2021 decide di dare vita alla rivista Spiralis Mirabilis, una rivista dedicata al Taiji Quan (太極拳tàijí quán), al Qi Gong (氣功Qì gōng) e alle arti marziali cinesi in generale, che fosse totalmente indipendente da qualsiasi scuola di arti marziali, con lo scopo di dare vita ad uno strumento di divulgazione della cultura delle arti marziali cinesi.
一口氣。一種武術。一個世界。
Yī kǒuqì. Yīzhǒng wǔshù. Yīgè shìjiè.
龍小五
Un solo respiro. Una sola arte marziale. Un solo mondo.
龍小五
Ⓒ2021 - | Progetto realizzato da BrioWeb C.F. e P.IVA 03853870271 | Informativa sulla privacy e sui cookie